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Come avviene la fecondazione in vitro?

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Quando si parla di fecondazione in vitro si fa riferimento ad una tecnica di procreazione assistita nella quale la fecondazione dell’ovulo avviene all’esterno, e non all’interno, del corpo femminile. Nota anche con il termine Fivet, la fecondazione in vitro permette di fecondare in laboratorio l’ovulo, il quale poi va trasferito nell’utero della donna quando l’embrione comincia a svilupparsi.

Questa tecnica è detta “di II livello” e ad essa si ricorre nei casi di bassa fertilità di gameti maschili e femminili.

Le statistiche dicono che alle tecniche in questione si ricorre circa in 1,66 gravidanze su cento. Inoltre, come si evince consultando le pagine del sito del Prof. Antonio Colicchia, ginecolo con studio a Roma e responsabile clinico del centro di procreazione medicalmente assistita del centro Nuova Villa Claudia, la fecondazione in vitro si compone di diverse fasi che si svolgono tutte sotto l’occhio attento degli embriologi.

Le fasi della fecondazione in vitro

  1. Stimolazione ovarica. In questa fase, il corpo della donna viene stimolato alla produzione di ovuli, in genere in un numero compreso fra 10 e 12, cosiddetta superovulazione. Quando i follicoli sono ritenuti maturi, hanno quindi una grandezza sopra un certo diametro, essi vengono estratti. Il controllo effettuato nel corso dell’operazione permette di evitare che si sviluppi la sindrome da iperstimolazione ovarica.
  2. Gli ovuli vengono prelevati. Attraverso un’operazione che è detta ago-aspirazione ovarica, in genere effettuata in sala operatoria in regime di sedazione leggera, vengono asportati i follicoli della donna. In genere ci vuole circa un quarto d’ora per completare l’operazione e la paziente, dopo un paio d’ore, può fare ritorno a casa.
    I follicoli sono conservati in laboratorio e vengono controllati, giacché devono avere una certa qualità e grandezza.
  3. Fecondazione degli ovuli. Una volta controllati gli ovuli, lo stesso giorno del prelievo si effettua la fecondazione in vitro, vale a dire l’unione fra ovulo e spermatozoo. Quindi nello stesso giorno va anche prelevato il seme del coniuge. L’incontro fra ovulo e spermatozoo avviene diversamente a seconda della causa di bassa fertilità dei due coniugi: nei casi più complessi, lo spermatozoo viene senz’altro inserito all’interno dell’ovulo in modo da ottenere con certezza la gravidanza.
    Dopo circa 16-20 ore gli ovuli sono esaminati e vanno distinti quelli fecondati da quelli non fecondati. Gli ovuli fecondati cominciano a dividersi dopo qualche ora: ha inizio lo sviluppo embrionale.
  4. A questo punto avviene il c.d. transfer di embrioni, vale a dire che gli embrioni vanno ancora impiantati nell’utero della donna, senza anestesia. Si tratta di un’operazione rapida ed indolore, per mezzo di una cannula gli embrioni vanno trasferiti nell’utero e l’impianto viene tenuto sotto controllo per mezzo dell’ecografia simultanea. Gli altri embrioni vanno criopreservati nella banca di embrioni per eventuali tentativi successivi di fecondazione in vitro. Il massimo di embrioni trasferibili sono 3, secondo la legge. Il numero dipende anche dall’età della donna, dalle sue caratteristiche, dalla qualità embrionale, da quanti tentativi di gestazione siano stati fatti prima di quel momento.

Quando si ricorre alla Fivet

Si può ricorrere a questa tecnica nel caso in cui si voglia avere un figlio ma si abbiano dei problemi fisici, come disturbi alle ovaie, o come infertilità maschile moderata, o in caso di endometriosi nella donna. In alcuni casi si ricorre alla Fivet per infertilità dalla causa non diagnosticata, o se con i trattamenti di I livello non si sia riusciti ad ottenere una gravidanza, e si cerchi quindi di farlo per mezzo di trattamento di tecnologia più avanzata. In generale si ricorre alla Fivet in casi di infertilità dell’uomo o della donna o in caso di disturbi all’apparato riproduttivo femminile.